Da alcuni giorni il sito del Corriere della Sera non è più accessibile dal mio cellulare. L’operatore 3 Italia ha infatti siglato un accordo con l’editore RCS per imporre l’accesso a pagamento alle pagine del quotidiano più importante d’Italia (se ne ha notizia da alcune settimane). Il costo è di 9cent per pagina visitata.

Forse a RCS pensano di avere trovato la risposta alla domanda che assilla tutti i grandi editori, non solo in Italia: come generare revenue dall’utilizzo digitale dei contenuti?

La risposta più  è quella di chiudere i propri contenuti dentro un recinto (addirittura alcuni hanno erroneamente affermato che Google avrebbe supportato questo pay-wall). Se questo sul Web è difficile, sul mobile non è così, infatti gli operatori fanno della capacità di saper far pagare agli utenti un punto di forza, il cosiddetto billing: in questa maniera è nato il mostro concepito da RCS e partorito da 3 Italia.

Nonostante la consulenza di Massimiliano Magrini, che con la sua esperienza dovrebbe aver dato i giusti suggerimenti all’editore, RCS ha scelto la strada difensiva, senza pensare troppo alle conseguenza: in Rete non ha mai funzionato un sistema che prevede un pagamento per ciò che è disponibile altrove gratis. Qual è il risultato del paywall? gli utenti abbandoneranno l’utilizzo di corriere.it, spostandosi verso siti concorrenti ancora aperti. Questo non avverrà solo sul cellulare, ma anche durante la navigazione desktop, aumentando il danno.

Quale la strada giusta? Offrire un valore aggiunto, non reperibile sulle informazioni messe a disposizione gratuitamente da altri siti. Un esempio? geolocalizzare le notizie, e permetterne il consumo tramite una mappa che mostra cosa avviene attorno a noi. Una strada che la stessa RCS ha seguito per l’applicazione nativa iPhone di corriere.it .

In conclusione, spero che RCS e H3G tornino indietro dalla loro sciagurata idea, nel frattempo mi abituerò ad usare i siti concorrenti di corriere.it, e vi invito a fare lo stesso.

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