Luca Lani riprende un articolo di Techcrunch, nel quale si ipotizza una nuova generazione di società che operano nel mondo dell’informazione, più efficienti e snelle per competere in un mercato in cui le condizioni stanno cambiando velocemente, soprattutto grazie all’avanzata della Rete.
Techcrunch ha ipotizzato dei numeri, abbastanza realistici, una cosa simile aveva fatto outside.in (una startup che lavora nel settore delle news locali) alcuni mesi prima, pubblicando anche un modello di business plan.
Quello che gli autori di questi post sanno, ma evitano di specificare, è che per competere nello scenario attuale è necessario ripensare completamente il modello di giornale e di contenuti: niente più giornali generalisti, composti da collezioni di articoli, ma siti verticali, estremamente specializzati, che mixano una parte creata da una redazione con nuovi format di interazione con i visitatori (ad esempio il modello questions&answers di vark.com che Google ha appena comprato).
Se i 50 migliori giornalisti di una importante testata si risvegliassero staccandosi dal loro editore e decidessero di creare un gruppo new media come ipotizza Luca sarebbero in grado di rinnovare la loro produzione per rispondere a questi modelli? o forse un modello ancora più efficace può scaturire dalla collaborazione tra questi giornalisti e chi sa interpretare in maniera nuova l’interazione con il mondo della tecnologia?



