Quando ho letto il post di Fred Wilson ho cominciato a stilare una lista dei siti e servizi che uso ogni giorno: il loro utilizzo è diventato talmente naturale che in alcuni casi non mi vengono in mente. Quando cerco informazioni su una persona o un avvenimento vado su wikipedia. Quando voglio ‘chiaccherare’ apro la finestra di skype. Quando voglio dare un’occhiata a quello che sta succedendo vado su corriere.it o repubblica.it, quando mi prendo una pausa apro yotube.com (anche se l’interfaccia della home non mi è per nulla gradita).

Il valore nel costruire un’applicazione internet è strettamente legato al farne diventare l’utilizzo un comportamento innato (è la miglior traduzione – seppur brutta – che ho trovato, per default behaviour). I siti web diventano conosciuti e poi scompaiono nell’oblio, solo quelli il cui utilizzo diventa un comportamento innato per l’utente, che non ha bisogno cioè di pensare o di ricevere una spinta esterna (data da qualche azione di marketing), rimangono e costituiscono un immenso valore.

E’ quello che è successo a Google, il cui utilizzo ci è talmente naturale che difficilmente potremmo cambiarlo, nonostante le buone performances di bing, e a Facebook, che ha ormai costruito il grafo sociale cui tutti facciamo riferimento. Non sentiamo la necessità di cambiare le nostre abitudini e spostarsi verso nuove soluzioni. La stessa cosa non è successa, ad esempio, per Friendster o per Second Life, che sono stati travolti con il passare del tempo.

Altri servizi che sono diventati comportamenti innati?

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