A Barcellona, di passaggio per andare a Menorca Techtalk, ho visto quanto è diffuso il top level domain .cat. Fino alla fine del 2005, persone, imprese ed istituzioni catalane erano costrette ad appoggiarsi ai domini nazionali (.es, .fr e .ad) o a trovare soluzioni più fantasiose (la città di Girona, ad esempio, usava per i propri siti il dominio di primo livello di Gibilterra (.gi), per evitare l’utilizzo di quello nazionale.

La Fundaciò PuntCAT è stata promotrice di questo nuovo suffisso, approvato dall’ICANN nel settembre 2005. Da allora ogni azienda o istituzione della Catalogna ha aggiornato il proprio indirizzo Internet.

Per chi fosse restio a fare l’aggiornamento basta andare sul sito web del gestore del suffisso per capire che aria tira: un minaccioso drago invita gli utenti che utilizzano un browser straniero a navigare catalano.

Giocare sul nazionalismo dei catalani, riucendo ad ottenere un dominio di primo livello, si è rivelato un ottimo business: una comunità di circa nove milioni di persone ha portato tutti i propri indirizzi internet sul nuovo suffisso.

La registrazione ed il rinnovo dei domini generano probabilmente un cashflow pari ad alcuni milioni di euro all’anno, una cifra sufficiente per giustificare e sostenere un nazionalismo, oltre ai motivi culturali che lo hanno fatto nascere.

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