In 1984 George Orwell descrive un mondo in cui ogni libertà è scomparsa, il Grande Fratello ed il Partito Unico controllano la vita dei cittadini attraverso il telescreen, un televisore/telecamera installato in ogni casa.
La tecnologia come strumento di controllo dei regimi totalitari o semi-democratici è un motivo ricorrente in letteratura ed anche nei film (tra i tanti Nemico Pubblico con Will Smith). Quello che stiamo vedendo durante la crisi conseguente alle elezioni in Iran, ma anche in altri casi, è il contrario. La Rete e gli strumenti tecnologici di partecipazione sono un modo attraverso il quale si può esprimere e diffondere un sentimento contrario ai regimi oppressori.
Esistono anche esperimenti in cui queste tecnologie vengono messe a disposizione di un gran numero di persone per trasformarle in un esercito di cittadini reporter, come il giornale tedesco Bild che ha venduto tramite la rete di negozi Lidl una camera digitale a bassissimo prezzo. Nel caso di zone chiuse o difficilmente accessibili ai giornalisti, come Gaza, si è pensato a diffondere presso la popolazione strumenti, come le videocamere Flip, che permettano di documentare in foto e in video quello che accade.
La tecnologia, specialmente il Web, sta andando nella direzione esattamente contraria rispetto a quella ipotizzata da Orwell e da tanti altri. Citando ancora una volta Clay Shirky, stiamo assistendo alla più grande espansione della storia delle capacità di espressione dell’uomo. E per fortuna tutto questo non si sta rivelando come un attacco alla nostra libertà.
Esistono però alcuni rischi: ad esempio i gestori dei servizi Web accumulano una serie di dati (gli IP di connesssione, ..) che possono essere utili per identificare in maniera univoca i cittadini/reporter e magari denunciarli alle autorità.
Questo post è stato ispirato da un articolo di John Gapper sul Financial Times del 20/21 giugno 2009.

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