La settimana scorsa nova24 ha dedicato la prima pagina ed alcuni approfondimenti interni al settore dell’informazione. Una raffica di fallimenti e ridimensionamenti è arrivata nelle ultime settimane. Fino all’annuncio di Murdoch che intende portare a pagamento l’accesso ai contenuti dei suoi giornali.
La strategia di news corp non è univoca, tanto che il magnate australiano parallelamente a questa proposta si è vantato dei risultati dell’applicazione iPhone che rende disponibili gratuitamente i contenuti del Wall Street Journal.
Questa non sarà l’unica proposta, molte altre arriveranno per provare a ridare fiato a un settore allo stremo.
Immagino che presto vedranno la luce anche iniziative con l’intento di imporre una fee a chi offre l’accesso ad internet al fine di remunerare i produttori di contenuti. Una iniziativa di questo tipo troverebbe sicuramente il plauso di molti esponenti politici, ma non sarebbe risolutiva. Innanzitutto la redistribuzione dei proventi agli editori sarebbe legata con grande difficoltà all’effettivo utilizzo di tali contenuti. Piú in generale, il mondo dell’informazione ha bisogno di innovazione per rispondere alle piattaforme di distribuzione tecnologiche da cui non si puó ormai prescindere. I dispositivi elettronici diventeranno il supporto più diffuso per il consumo di informazione, soppiantando la carta. Questo è ormai inevitabile, ma non vuol dire che il giornalismo sia finito.
Clay Shirky insiste spesso sul paragone tra il momento che stiamo vivendo e la diffusione della stampa. Allora le nuove potenzialità si rivelarono nel giro di alcune decine di anni, venendo a rivoluzionare il mondo della cultura, e dando vita a quel processo che ha generato nei secoli il mondo dell’informazione.
Ora come allora la potenzialità di innovare è nelle mani di soggetti nuovi, non di chi governava i vecchi strumenti. Dobbiamo ascoltare le parole di Murdoch e analizzare le politiche dei giornali (che continueranno a non andare in un’unica direzione) ma è dal mondo della Rete che usciranno nuovi modelli di business per il giornalismo.
Nella nascente economia dei contenuti la pubblicità sarà un fondamentale flusso di revenue, ma ovviamente non puó essere l’unico. Il lettore è disposto a pagare un certo tipo di contenuto informativo, alcuni esempi vanno in questa direzione. Le banche dati e gli archivi fanno parte di questi contenuti ‘remunerabili’, ma anche tutto il settore dell’informazione locale.
Insomma tutto quanto non è disponibile gratuitamente in un altro posto della Rete, e che fa percepire all’utente un valore aggiunto. Valore che possiamo trovare non solo nel contenuto stesso, ma ad esempio nella capacità di filtrare l’informazione interessante sulla base degli interessi dell’utente/lettore.
Le nuove forme di remunerazione dei contenuti vedranno la luce su Internet e grazie a chi fa di internet lo strumento della propria espressione, usando la tecnologia come strato fondamentale di supporto.
(ho scritto il post in treno sul cellulare, per cui non ho aggiunto link)
Ora di crescere
11 May 2009 alle 11:02
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