Giovedì 5 verrà presentato Working Capital, un fondo per l’innovazione creato da Telecom Italia e dPixel. A parte le scarsissime informazioni sul progetto, questa operazione mi mette parecchi dubbi
Credo non ci sia veramente bisogno di ulteriori capitali nel mondo del venture capital. In Italia prima di tutto manca una generazione di imprenditori seriali nel campo tecnologico. Come Fred Wilson spiega spesso il mondo del venture capital è governato da una asset class: una piccola parte dei fondi presenti genera la quasi totalità delle revenue del mercato del venture capital (una sorta di regola 80-20). I migliori imprenditori vogliono lavorare con questi fondi, che sono in grado di garantire maggior probabilità di successo ai loro progetti. E come Dettori spiega bene è facile prendere l’aereo ed andare verso mercati più evoluti, in cui trovare maggiori probabilità di successo (le startup e i loro fondatori si muovono con grande facilità!). Il successo è legato prima di tutto ai canali di distribuzione che i fondi riescono a garantire ai loro progetti, ancor prima che all’entità degli investimenti economici.
In Italia questo settore è storicamente poco sviluppato, i casi di successo sono scarsi, e l’ingresso di capitale para-pubblico come quello di Telecom Italia non avrà alcun effetto volano. Meglio affidarsi al mercato (il capitale di rischio è uno dei settore che meglio si autogoverna), e non mettere in campo grossi soggetti, per forza di cose meno adatti a muoversi dinamicamente. Il solo capitale non è sufficiente a far sviluppare questo settore, e quindi bisognerebbe prima di tutto rivolgersi all’estero, dove esistono parecchi italiani impegnati in progetti imprenditoriali di una certa rilevanza. Puntare sui progetti condotti da italiani e finanziati all’estero, sviluppare un gruppo di business angels grazie ai quali dare una spinta alle idee presenti sul territorio e megari attirare anche founders stranieri nelle nostre città, creando un hub per l’innovazione. Anche la localizzazione geografica ha una grande importanza, e su questo l’Italia avrebbe grossi vantaggi rispetto ad altri Paesi europei. Proprio ieri Paul Graham ha pubblicato un bell’articolo sulla costruzione di un hub tecnologico, mi chiedo se chi lavora nei fondi italiani lo ha letto.
L’operazione di Telecom Italia, e degli altri fondi italiani, mi ricorda molto il mercato del traffico aereo. Air France, con l’accordo su Alitalia, ha comprato non una società interessante economicamente, piuttosto il mercato del traffico aereo proveniente dalle città italiane, per poi ricavare il proprio margine quando porta questi passeggeri in giro per il mondo, attraverso il suo hub. Bene, credo che i fondi italiani stiano comprando il nostro piccolo mercato delle idee, già in asfissia, solo per rivenderlo negli hub europei del venture capital. Tutto questo senza investire veramente sulla crescita dell’Italia.
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