Chi lavora con i contenuti in Rete spesso è portato a pensare che la pubblicità possa ripagare gli investimenti necessari per la produzione di contenuti di qualità. Spesso però non è così e, sebbene esistano modelli vincenti di utilizzo commerciale di contenuti online, la situazione è piuttosto diversa, tanto da far affermare
(we have to work so) that we do not end up trading analog dollars for digital pennies
Chi crea contenuti ne osteggia la diffusione à la carte in modalità on demand online, come fa ad esempio boxee, un software che crea un ricchissimo media center partendo da una connessione broadband e un pc. La miglior fonte di revenues per chi investe nella produzione di contenuti di qualità proviene dalle subscriptions ai canali via cavo (22 miliardi di dollari di ricavi all’anno negli Stati Uniti, ma anche in Italia il satellite sembra non cavarsela male):è naturale quindi che programmi come boxee siano visti come minacce al settore, messo in difficoltà anche dalla crisi nera che sta affossando il tradizionale mercato DVD.
La soluzione, proposta da Time Warner ed apprezzata anche un personaggio del calibro di Mark Cuban, è quella di creare abbonamenti che vadano oltre la diffusione tramite un solo medium, abbracciando tutti i possibili dispositivi per la visualizzazione di video. Questo approccio, chiamato dal suo ideatore Jeff Bewkes TV Everywhere, dovrebbe permettere di visualizzare contenuti di qualità, continuando a pagare un abbonamento, ma in una modalità multicanale e crossmediale, dalla tv via cavo, al video on demand online, fino ai terminali mobili, estendendo le subcriptions esistenti.
Chi sarà per primo in Italia a tentare un approccio di questo tipo?



