Valori

Costruire un gruppo di lavoro e un’azienda significa anche creare un modo di essere, di lavorare e di porsi nel mercato, con i partner e con i clienti.  Anche dentro Mikamai abbiamo cercato nel nostro piccolo, in particolare con Giovanni, di creare un ambiente che sia caratterizzato da una forte identità e valori comuni. Venti ragazzi che fanno dell’entusiasmo e della voglia di crescere professionalmente e personalmente ogni giorno il loro orgoglio e obiettivo. Parlando di cultura aziendale l’esperienza di Zappos (recentemente acquisita da Amazon) è una delle più interessanti. Sul loro sito i valori essenziali, su Wikipedia alcuni esempi concreti del loro modo di organizzare il lavoro.

Ecco i primi tra i dieci punti scelti da Zappos per descrivere la filosofia che guida le scelte decisionali e l’organizzazione del lavoro all’interno dell’azienda e nei rapporti con l’esterno:

1. Deliver WOW through service. il risultato del lavoro di ogni persona deve trasmettere un’emozione all’interno e all’esterno della struttura aziendale.

2. Embrace and drive change. il cambiamento continuo deve essere parte dell’esperienza lavorativa, mai adattarsi e sedersi sullo status quo.

3. Create fun and a little weirdness. il lavoro deve essere anche divertente e a ciascuno deve essere dato modo di esprimere la propria personalità nello svolgerlo.

4. Be adventurous, creative and open-minded. dare a ciascuno la possibilità di esprimersi, anche prendendo dei rischi. l’azienda e le persone diventano così responsabili del proprio successo. Mark Pincus di Zynga ha recentemente detto su questi temi ‘Make everyone the CEO of something’.

5. Pursue growth and learning.’problems are just mile markers’.

La rivincita del sito Web

Quando nel 2007 è nata Wikio un grande movimento imperversava per la Rete: era la nascita del web2.0 e non si parlava di altro che di RSS e contenuti generati dagli utenti. I primi servizi a guadagnare notorietà furono i lettori di RSS, bloglines, newsgator e tanti altri. All’inizio addirittura si trattava di software desktop, non web based.

Pochi mesi dopo fu la volta delle home page personalizzate, prima Netvibes (azienda ’sorella’ di Wikio) e Pageflakes, quindi Google IG. Il filo comune di tutti questi servizi era la morte del sito Web: non più un insieme di pagine ma informazioni strutturate pubblicate mediante protocolli come RSS da consumare negli aggregatori. Si parlava proprio di widgettizzazione del sito web, che perdeva la sua identità per diventare un insieme di articoli letti ovunque in giro per la Rete. Già allora non era nulla di nuovo, verso la fine degli anni ‘90 Microsoft aveva provato soluzioni simili in cui le informazioni del Web venivano raccolte come servizi push e pubblicate in un desktop attivo (ai tempi di Internet Explorer 4!).

In realtà tre anni dopo i feed RSS sono in forte declino, almeno come utilizzo da parte dell’utente finale, e i lettori di feed hanno perso gran parte del loro fascino. Lo stream sociale (FB, Twitter e FF) ha sostituito il lettore RSS come canale di informazione e meccanismi di social filtering permettono di elaborare questa enorme massa, estraendo solo quello che più ci interessa. Nel frattempo progetti come Netvibes e Google IG sono commercialmente morti, da almeno due anni.

Il risultato è che il sito Web è ancora più vivo di prima. La navigazione comincia su FB, Twitter o addirittura un client non Web e finisce invariabilmente su un sito. In questo modo la home del sito Web perde sempre di più importanza mentre le pagine interne diventano i punti di accesso principali (e incidentalmente rappresentano la fonte di revenue pubblicitaria per il sito).

Cosa succederà nei prossimi anni con il mobile? Secondo Google l’accesso da terminali mobili supererà di gran lunga quello desktop e il sito Web è di nuovo minacciato…

Tassi di cambio per valute virtuali

Vi siete mai chiesti a quanto equivalgono le valute virtuali, come quelle usate dentro Farmville, Second Life e WOW? Ecco una tabella che mostra i tassi di cambio in dollari delle più importanti valute virtuali utilizzate nei social networks.

Nuovi giornali?

Luca Lani riprende un articolo di Techcrunch, nel quale si ipotizza una nuova generazione di società che operano nel mondo dell’informazione, più efficienti e snelle per competere in un mercato in cui le condizioni stanno cambiando velocemente, soprattutto grazie all’avanzata della Rete.
Techcrunch ha ipotizzato dei numeri, abbastanza realistici, una cosa simile aveva fatto outside.in (una startup che lavora nel settore delle news locali) alcuni mesi prima, pubblicando anche un modello di business plan.
Quello che gli autori di questi post sanno, ma evitano di specificare, è che per competere nello scenario attuale è necessario ripensare completamente il modello di giornale e di contenuti: niente più giornali generalisti, composti da collezioni di articoli, ma siti verticali, estremamente specializzati, che mixano una parte creata da una redazione con nuovi format di interazione con i visitatori (ad esempio il modello questions&answers di vark.com che Google ha appena comprato).
Se i 50 migliori giornalisti di una importante testata si risvegliassero staccandosi dal loro editore e decidessero di creare un gruppo new media come ipotizza Luca sarebbero in grado di rinnovare la loro produzione per rispondere a questi modelli? o forse un modello ancora più efficace può scaturire dalla collaborazione tra questi giornalisti e chi sa interpretare in maniera nuova l’interazione con il mondo della tecnologia?